Trinità “famiglia Longobarda”

TRINITA’ (VENOSA)

L’abbazia della SS. Trinità di Venosa venne fondata dai benedettini intorno alla metà dell’XI secolo con il favore della nobiltà normanna che veniva consolidando il suo potere. Nella sua forma attuale l’abbazia è costituita da una chiesa anteriore, risalente alla prima fase e rimaneggiata in seguito, e in una chiesa incompiuta iniziata intorno al 1170 e mai terminata a causa del declino iniziato all’inizio del XIII secolo. La facciata della chiesa anteriore è preceduta da un atrio sulla cui facciata esterna si può ancora vedere una loggetta su pilastri e colonne. Da una scala costruita in epoca recente di fronte alla facciata della loggia si possono apprezzare i dettagli dei pilastri, uno dei quali è ricavato da un cippo romano mentre un altro presenta una rozza scultura antropomorfa. L’atrio consente l’accesso alla navata centrale della chiesa da un portale molto interessante che si trova alla sinistra di una colonna detta “dell’amicizia” in virtù di una leggenda. La chiesa della S.S. Trinità di Venosa è molto antica, sorta in età paleocristiana su un tempio pagano che era dedicato a Imene, dea greca nata da Apollo e Afrodite, nella mitologia è alla testa di ogni corteo nuziale ed è protettrice per l’appunto del matrimonio. All’entrata troviamo a protezione della porta due leoni. Accanto alla chiesa vecchia, si trova una colonna romana sulla quale vi è un antico rituale, che è possibile trovare anche in altre parti d’Italia, lo sfregamento da parte delle donne sulla colonna, si dice che porterebbe fertilità. 

MEDIOEVO

Con la caduta dell’impero romano e il conseguente avvento dell’era medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da parte di popolazioni barbariche dal V secolo. Nel 476 gli Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre gli Ostrogoti, nel 493, la trasformarono in un centro amministrativo, politico ed economico, titolo in seguito conferito ad Acerenza. Tra il 570 e il 590, i Longobardi la elessero sede di gastaldato; nell’842 la città fu saccheggiata dai Saraceni, i quali, a loro volta, furono cacciati da Ludovico IIimperatore del Sacro Romano Impero. Seguirono i Bizantini, che furono sconfitti, durante la battaglia del fiume Olivento, dai Normanni di Arduino nel 1041. Durante il dominio normanno, Venosa fu assegnata a Drogone d’Altavilla. Da segnalare anche la presenza dei Greci intorno al 980 d.C., testimoniata dal monastero di “San Nicola di Morbano”. Nel 1133, Venosa fu saccheggiata e data alle fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli SveviFederico II fece costruire un Castello, eretto in un luogo ove esisteva un fortilizio Longobardo del XI secolo, a cui assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero delle Finanze). Dal 1200, il Castello divenne il convento dei Frati Agostiniani, passato poi ai Salesiani e infine ai Padri Trinitari, che ancora oggi albergano nell’edificio. Intorno al 1177, circa lo stesso periodo dei Frati Agostiniani, vi era la presenza di monache nel “Monastero di San Benedetto”. Nel 1232, nasce a Venosa il futuro imperatore svevo Manfredi, figlio di Federico II e Bianca Lancia. Agli Svevi successero gli Angioini e nel 1304, l’imperatore Carlo D’Angiò assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto “Il Saggio”. Dopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città fu concessa in feudo agli Orsini nel 1453. Fu portata in dote nel 1443 da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo, che fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470) e la concattedrale di Sant’Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione, 1502, e di consacrazione, 1531). Dopo gli Angioini, si stanziarono gli Aragonesi della famiglia Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi di Venosa, rendendo la città un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche. Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo, musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma anche tra i più discussi; si dice che il compositore si sia rifugiato nel suo feudo diGesualdo dopo aver assassinato, a Napoli, la sua sposa (nonché cugina) Maria d’Avalos, rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa. In questo periodo, Venosa vide anche la nascita di alcuni importanti centri culturali: nel 1582 venne costituita l’Accademia dei Piacevoli e dei Soavi e nel 1612 l’Accademia dei Rinascenti, quest’ultima fondata da Emanuele Gesualdo, figlio del compositore. Nel 1589, secondo le norme del Concilio di Trento, il monastero femminile “Santa Maria della Scala” fu trasferito e costruito al di fuori delle mura della città. Nel tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì per studiare a Salerno e Napoli, per poi stabilirsi a Roma, ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana, guidata in Basilicata da Matteo Cristiano.  In entrambi i secoli, il feudo di Venosa fu affidato a varie famiglie nobili, come i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del ’700, i Rapolla e altri galantuomini venosini elaborano la costituzione della municipalità repubblicana, che fu ostacolata dalle rivolte del popolo, creandò così un forte conflitto tra le due parti. Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale Napoleonico. Nel 1820, ebbe un piccolo ruolo nelle sommosse contadine e nei moti carbonari. Durante i moti del 1848, tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, giovane poeta e scrittore di sentimenti liberali, che fu ucciso il 15 maggio 1848 a Napoli da alcuni soldati svizzeri. Tra il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò probabilmente il periodo più nero della sua storia contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di quote di terre ai contadini e chi invece era contrario. Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto fu bruscamente represso e molte persone (in gran parte innocenti) finirono nelle segrete del Castello. Nel 1851 un violento terremoto colpì la città, causando il crollo di alcuni edifici e la morte di 4 persone. Con l’unità d’Italia, nel 1861 fu conquistata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Durante l’occupazione fu ucciso Francesco Nitti, nonno del meridionalista e politico Francesco Saverio Nitti. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini. Nel 1889,Giustino Fortunato ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso nella costruzione della linea ferroviaria RocchettaGioia del Colle. Nel 1908 avvenne il passaggio dall’illuminazione a petrolio e gas a quella elettrica. Nel 1944, nell’ultimo periodo della Seconda guerra mondiale, fu costruita una pista di volo per le truppe del 485º Gruppo da Bombardamento dell’USAAF.[11] Fu l’unico aeroporto costruito in Basilicata nel periodo bellico. Nel 1946, terminata la Seconda guerra mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò 3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Nel 1992 si celebrò il bimillenario della morte di Orazio Flacco.

 

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